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Valle dei Calanchi

L'aspetto assolutamente fiabesco evocatore di remote avventure della terra e dell'uomo, della valle dominata da Civita di Bagnoregio, custodisce tra gli impervi calanchi, l'argilla bianca e insidiosa, le ginestre forti che la trattengono, preziosi tesori dell'archeologia, dell'arte e della natura. Come fosse un organismo vivente, consapevole della sua segreta ricchezza, la valle, con generosità, rivela le sue meraviglie allo studioso che volle valorizzarla e al visitatore che vuol godere della sua incontaminata bellezza, sia che esplorino un colombario o una grotta frequentata fin dall' epoca etrusca, sia che si imbattano nei resti di un mosaico romano o di una chiesa medievale, sia che osservino la flora spontanea, sperando di scorgere una delle tante specie di orchidea selvatica. Passeggiando all'ombra della rupe di Civita, che si manifesta, di tanto in tanto, in scorci panoramici inaspettati e bellissimi, natura e storia si fondono in un unico discorso, scritto nelle sfumature del tufo e nei crinali argillosi esposti all'erosione, la testimonianza evidente delle trasformazioni geomorfologiche che hanno visto le argille plioceniche, ancora oggi ricche di
resti fossili, ricoperte dai materiali lavici, tufo e sabbie, deposti durante le varie fasi eruttive ed effusive del sistema vulcanico vulsinio.
L'erosione della calotta tufacea, provocata dagli agenti atmosferici, dall'instabilità del, l'argilla e dai corsi d'acqua, il Rio Torbido e il Rio Chiaro, che incidono profonde valli, lungo i fianchi della rupe, iniziò a trasformare il paesaggio fin dalle epoche più remote, accentuandone la vocazione ad ospitare insediamenti umani volti al controllo strategico del territorio e importanti vie di comunicazione. L'altopiano su cui sorge Civita, infatti, anticamente di gran lunga più esteso della piccola porzione che ne è rimasta, è situato in un'area topograficamente rilevante, centrale rispetto alla regione che si estende tra il lago di Bolsena ad ovest ed il bacino del Tevere ad est e, quindi, naturale crocevia tra le comunicazioni viarie est-ovest e nord- sud Fu per queste caratteristiche che il sito, frequentato, probabilmente, fin dall'età Villanoviana, fu sede di un insediamento etrusco, certamente posto, come affermano importanti studi storico-archeologici e come attestano numerosi ritrovamenti di tombe scavate nel tufo, cippi e materiali fittili con iscrizioni etrusche, lungo una direttrice viaria che collegava l'Etruria meridionale, marittima e interna, all'Etruria settentrionale, nel territorio amministrativo della potente città di Velzna, l'odierna Orvieto.
Con la conquista romana della regione nel III sec. a.c., la fondazione della colonia di Volsinii presso il lago di Bolsena e la costituzione della Via Cassia, il cui basolato è ancora in situ in molti tratti che fiancheggiano il bacino lacustre, il centro di Civita mantenne la sua "vocazione viaria” soprattutto come centro di controllo della strada che congiungeva il territorio della colonia volsiniese, presto popolato da numerose residenze rurali, al corso del Tevere, sul quale, probabilmente navigabile in età romana, sorgevano ville residenziali ricche ed estese.
L'impianto urbanistico dell'abitato testimonia ancora oggi il suo passato romano insieme a numerosi resti archeologi ci e a un imponente struttura ipogea, rivestita in opus signinum, con colonne alte dieci metri, situata presso l'ingresso occidentale della città, ritenuta dagli studiosi una cisterna, forse collegata ad un impianto termale. Alla presenza di un impianto termale, infatti, è da attribuire il toponimo di Balneum Regis, che compare nelle fonti soltanto nell' Altomedioevo: probabilmente l'edificio romano in questione divenne proprietà del fisco regio goto o longobardo e divenne così, come altri centri omonimi, "Bagno del Re".
Tra la Tarda Antichità e l'Altomedioevo, con il declino di Bolsena, divenuta nel IV secolo anche sede del primo Vescovo della Tuscia tiberina, il castello di Balneum Regis ne ereditò le funzioni amministrative politico-militari ed ecclesiastiche, come atte, sta un carteggio della fine del VI sec. d C. tra il Papa San Gregorio Magno e un alto dignitario di rango militare residente nel castello.
Già roccaforte importante all'interno del feudo del re goto Teodato (prima metà del VI sec. d. c.), al quale fu strappata dalla riconquista bizantina, fu conquistata nel 605 dal re longobardo Agilulfo insieme all'insediamento castrense di Orvieto e divenne patrimonio della Chiesa di Roma in seguito all'occupazione del Regno Longobardo da parte di Carlo Magno nell'VIII secolo, epoca in cui compaiono le prime tracce cristiane nelle campagne e le prime testimonianze documentarie di insediamenti monastici controllati dai monasteri benedettini del Monte Amiata e di Farfa.
Durante l'età feudale fu sicuramente sede di un'importante famiglia comitale, forse
identifìcabile con i Monaldeschi, provenienti da Orvieto, e, ormai al centro di un abitato esteso e organizzato intorno a più nuclei incasellati, Bagnoregio divenne libero comune nel XII secolo. Nel corso del XIII secolo l'abitato diede i natali a San Bonaventura da Bagnoregio, teologo, professore alla Sorbona e generale dell'Ordine Francescano e, dopo essere stato a lungo in balia delle lotte tra le signorie locali, fu
amministrato dal XV secolo direttamente dalla Chiesa con i Cardinali governatori. Il nucleo più importante delle contrade che formano la città di Bagnoregio, l'attuale centro di Civita, era, in quel periodo, la sede dei più rilevanti edifici amministrativi civili e religiosi e delle imponenti residenze delle famiglie aristocratiche: ma un evento traumatico ne segnò definitivamente il declino: un terribile terremoto nel 1695, danneggiò gravemente l'abitato che fu gradualmente abbandonato, in favore della contrada di Rota, l'attuale Bagnoregio. Nel frattempo la valle, su cui scivolano inesorabilmente le glorie storiche di Civita, era divenuta il cuore pulsante della vita economica cittadina.
Su di essa si affacciavano antiche chiese, laboriose fornaci, nelle quali i maestri vasai producevano pregiata ceramica, largamente esportata, e graziose fontane, ancora oggi vive testimoni della ricchezza idrica della valle, fonte di una viva economia agricola. Ma lungo i declivi dei calanchi aspettano di essere letti, interpretati e valorizzati toponimi e resti materiali dell'età etrusca, romana e medievale: iscrizioni di carattere votivo e funerario, resti ceramici romani prodotti con l'argilla del luogo, belle pareti in blocchi di tufo sulle quali una croce incisa dalla pietà popolare ricorda chiese scomparse, asilo, un tempo,di una popolazione rurale che ci ha lasciato in eredità l'ecosistema incontaminato nel quale si affaccia, timida, ma preziosa, la vita delle orchidee spontanee di Civita di Bagnoregio.

(testo della Dott.ssa Maria Consiglia Pompei)

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Informazioni generali
Bagnoregio


Abitanti: 3807
Come arrivare a Bagnoregio:
Da Roma, via Cassia fino a Viterbo e prosecuzione per Bagnoregio. Dall'autostrada del Sole, uscita al casello di Orvieto
Distanze:
Viterbo Km. 30. Roma Km. 130. Firenze Km. 175. Siena Km. 130. Perugia Km. 75. Orvieto Km. 17. Mare (Tarquinia) Km. 70.



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