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Tuscania

Sorge ai margini della Maremma Viterbese, tra Viterbo, il lago di Bolsena e il Mar Tirreno, in una delle zone più fertili della Tuscia segnata da distese di campi sconfinati, che d’estate s’indorano di giallo-grano, chiazzato qua e là dal verde cupo di boscaglie e olivastri, dove un tempo riparavano le mandrie di bestiame, governate da butteri a cavallo. Le loro immagini restano impresse nelle tele di Giuseppe Cesetti, uno dei più apprezzati pittori del secolo scorso.

Il simbolo di Tuscanica è il colle di San Pietro, dove l'uomo è presente da sempre, quanto meno dall'Età del ferro. Una significativa stabilità di insediamenti umani è da riferire, tuttavia, al periodo etrusco, come documentano le numerose necropoli dei dintorni. La più celebre, sul versante opposto al colle, è quella della Madonna dell'Olivo con le tombe dei Curunas (notevoli i sarcofagi rinvenuti nel 1967-1970), del Sarcofago (decorata con scene di Amazzonomachia) e della Regina, caratterizzata da una serie di labirinti con una trentina di cunicoli. Fra le altre necropoli vanno ricordate Pian di Mola (notevole la tomba a Casa), Peschiera (tomba del Dado) e Carcarello (sepolcro dei Vipinana), che venne esplorata nel XIX secolo dalla famiglia di Vincenzo Campanari: si recuperarono, oltre a corredi di bronzi e ceramiche, circa ventiquattro sarcofagi che furono sistemati nel giardino della loro casa a Tuscania.

Dopo i periodi etrusco e romano, che a detta degli storici si sono distinti per una pacifica continuità di vita economica e sociale difficilmente riscontrabile altrove, il colle di San Pietro ha conosciuto, dapprima, lo spopolamento dovuto alle invasioni barbariche e, quindi, una rinnovata urbanizzazione, a partire dall'VIII secolo, chi si estese al vicino colle di Rivellino. A questo periodo altomedievale appartiene la costruzione della chiesa di San Pietro che oggi ammiriamo nei rifacimenti dei periodi successivi, uno dei più grandi monumenti del Viterbese. Notevole la facciata duecentesca a tre portali; quello centrale, cosmatesco, è sormontato da un galleria di arcatelle, tra due animali alati e da un elegante rosone contenuto in un quadrato, ornato dai simboli degli Evangelisti e fiancheggiato da due bifore decorate con fantasiosi bassorilievi di scuola umbra. Una serie di arcatelle cieche, rette da sottili colonne, sormontano i portali laterali che si aprono nelle ali corrispondenti alle navate minori. La bella abside, in parte ricostruita dopo il terremoto del 1971, è percorsa da un ordine di archetti pensili che fasciano il semicilindro, da lesene verticali e da cornici in pietra a piani inclinati. Maestoso l'interno a tre navate divise da colonne con originali capitelli medievali, riccamente decorati, reggenti le basse arcate a duplice ghiera dentata, che terminano contro le pareti del transetto aperto da tre archi; quello centrale, anch'esso a duplice ghiera dentata, immette al presbiterio sopraelevato, con ciborio piramidale, fiancheggiato da due grandi arcate trasversali, ornato da plutei risalenti all'VIII secolo, probabilmente appartenenti al primitivo tempio, e preceduto da un pergamo. I muri d'ambito della nave maggiore sono decorati, nella parte superiore, da un motivo di arcatelle cieche sostenute da semicolonne. Notevoli i resti del pavimento musivo; nella navata destra un ciborio su colonne dell'XI secolo; in quella sinistra alcuni sarcofagi etruschi. I pregevoli affreschi di scuola romana, con influssi bizantini, del XII-XIII secolo che decorano la parte absidale hanno subito gravi danni in seguito al terremoto. Dalla navata destra, per una scala da cui sono visibili i resti di struttura ad opus reticulatum, si scende alla cripta dell'XI secolo con volte a crociera sorrette da ventotto colonne marmoree, provenienti da edifici romani, decorate con capitelli arcaici, alcuni dei quali corinzi del IV-V secolo.

Ai piedi del colle si innalza la chiesa di Santa Maria Maggiore, coeva a quella di San Pietro. Sulla facciata, preceduta da una massiccia torre romanica, si aprono tre portali finemente decorati; quello centrale, in marmo bianco è fiancheggiato da due colonne scanalate a tortiglione; nei ricchi stipiti sono scolpiti i Santi Pietro e Paolo, nella lunetta Madonna col Bambino tra l'Agnello mistico e la scena del sacrificio di Abramo. Il portale di destra è decorato con fogliami di ispirazione classica; l'arco di quello sinistro presenta un ornamento di stile normanno-siculo. Nella parte superiore si sviluppa una loggetta tra un leone e un grifo sottostante un bellissimo rosone attorniato dai simboli degli Evangelisti. L’abside semicircolare è percorsa da lesene e da fasce di archetti.

L’interno è a tre navate divise da colonne sormontate da capitelli romanici e tetto a capriate; il presbiterio sopraelevato è fiancheggiato da due arcate trasversali; il paliotto dell'altare, sormontato da un ciborio in forme gotiche con vele interne affrescate, è costituito da un pluteo dell'VIII-IX secolo. Nella navata destra è collocato un fonte battesimale ottagonale ad immersione del XIII secolo; in quella centrale si ammira un prezioso pergamo del Duecento con frammenti dell'VIII-IX secolo. L’abside è percorsa da un affresco duecentesco di scuola romana con influssi bizantini raffigurante i Dodici Apostoli; nel presbiterio, sull'arco dell'abside, è dipinto in affresco un Giudizio Universale.

Il centro storico (in gran parte ricostruito dopo i danni del terremoto), cui si accede attraverso le porte di Poggio o Montascide e di San Marco, si dispone in un sito, poco distante dal colle di San Pietro (che venne progressivamente abbandonato a partire dal XIV secolo) lungo la via Clodia, di cui si scorge un tratto in basolato.

I visitatori si trovano a percorrere un quartiere musealizzato (racchiuso da una cinta di mura tufacee tardo-medioevali ricche di torri) caratterizzato da antiche chiese, aristocratici palazzi, vicoli, archi, torri, portali, profferli (scale esterne) e fontane. Alle spalle del teatro Rivellino, recentemente ricostruito, si apre la piazza dove si affacciano il palazzo Comunale (ricostruito nel XIX secolo), l’ottocentesca chiesa dei Santi Martiri e la ex chiesa di Santa Croce (affresco trecentesco con la Salita di Cristo al Calvario), oggi adibita a sala conferenze con annessa biblioteca.

La cattedrale di San Giacomo, di impianto rinascimentale con interno settecentesco, custodisce un pregevole tabernacolo marmoreo del XV secolo, un polittico di scuola senese di Andrea di Bartolo (XIV secolo), un San Bernardino di Sano di Pietro, del XV secolo e un trittico quattrocentesco del Balletta. Nella piazza antistante è collocata un'elegante fontana vignolesca. La chiesa di Santa Maria della Rosa, capolavoro dell'arte romanico-gotica, venne ricostruita su una primitiva edicola che sorgeva a ridosso delle mura castellane. La semplice facciata (fiancheggiata da un campanile iniziato a torre quadrata e compiuto a vela) si apre con tre portali: quello mediano, sovrastato da un'elegante rosa, è decorato da colonne tortili e originali capitelli; sulla destra sotto un occhio finemente scolpito, si apri una lunetta gotica trilobata. L’interno, a tre navate divise da ampie arcate, accoglie una grande ancona lignea di Giulio Pierino d'Amelia; nella parte absidale sono visibili le antiche mura castellane e il basamento della primitiva edicola.

Nella chiesa di San Marco si ammirano alcuni affreschi trecenteschi: tra cui una Annunciazione e una Madonna con il Bambino e un Santo Vescovo.

Tra le altre chiese si segnalano quella di San Silvestro, risalente ai primi anni del XIV secolo e ricostruita nel Seicento (affresco trecentesco dell’Albero della Vita) e di San Francesco (in parte diruta) con la cappella degli Sperapane (notevole affresco quattrocentesco della Crocifissione).

A tanta dovizia di monumenti sacri si contrappone una nutrita serie di palazzi tutti ben restaurati dopo il terremoto del 1971: Maccabei, Spagnoli, Campanari, Fani-Ciotti. Notevoli, sempre all'interno della mura, i panorami che si osservano dal Belvedere (lungo le mura castellane), da piazza Tor di Lavello e dal monastero di San Paolo.

Poco fuori delle mura, all'inizio della strada per Marta, si fanno notare la chiesa e l'ex convento di Santa Maria del Riposo: il complesso, di aspetto rinascimentale (XV XVI secolo) venne eretto sui resti di un primitivo cenobio francescano. La chiesa, rifatta nel XII secolo e modificata nel Settecento, presenta un portale lunettato risalente al Cinquecento. All'interno sono, tra l'altro, custoditi una grande ancona attribuita a Giulio Pierino d'Amelia (XVI secolo), una tela di Gerolamo Siciolante (Presentazione al Tempio), un Crocifisso ligneo del Quattrocento e una Natività del XVI secolo. Nell'adiacente ex convento, recentemente restaurato (elegante il chiostro arricchito da affreschi seicenteschi sulla vita di San Francesco), è allestito il Museo nazionale archeologico; per ora presenta quattro sale con gli arredi tombali delle famiglie Curunas e Vipinana. Nella prima sala i sarcofagi (Curunas) risalgono al 310-240 a.C. Gli uomini e le donne, dalle espressioni sorridenti, semisdraiati a banchetto, appaiono come in una galleria di famiglia. Fra i corredi sono di pregevole esecuzione uno stamnos falisco con figurine di Afrodite e un elmo di bronzo del IV secolo a.C. Nella seconda sala i sarcofagi (Curunas) comprendono cinque generazioni dal 320 al 190 a.C.; in quello più antico la defunta è supina avvolta in un mantello. Nella vetrina sono apprezzabili alcune maschere e statuette di attore e due specchi con scene del mondo mitologico. Nella terza sala si ammira, tra l'altro, il raffinato sarcofago delle Amazzoni rinvenuto presso la necropoli della Madonna dell'Olivo, mentre nella quarta sala sono riuniti i sarcofagi provenienti dalla tomba Vipinana, utilizzata da cinque generazioni dal 310 al 170 a C.

Nell'antico castello di Montebello, a circa 13 chilometri lungo la strada per Tarquinia, si trova una raccolta di opere di Giuseppe Cesetti.

 

 

Giuseppe Cesetti (Tuscanica 1902-1990)

Diego Valeri lo definì “l'uomo-cavallo, il centauro maremmano, un centauro che dipinge”. Le sue tele, sparse nelle collezioni di tutto il mondo, sono in parte riunite nella tenuta di Montebello a poca distanza da Tuscania. Nelle composizioni si ammirano cavalli in libertà, inquieti, bizzarri, rissosi; e poi, tori "immensi e impassibili guardati a vista da mandriani neri e barbuti come vecchi sugheri". Il talento di Cesetti non si esaurisce però nella rusticità gentile della campagna maremmana. Le città che a più riprese lo hanno ospitato (Firenze, Parigi, Milano e Venezia) scandirono altrettanti passaggi della sua colorita tavolozza. Vengono ricordate le "invenzioni" anni Cinquanta di taluni scorci pieni di luce, lungo la Senna o nella Camargue che Cesetti amò quanto la Maremma. Certamente più raffinati e tenui, rispetto alle esperienze degli inizi, i cieli catturati tra le nuvole del nord; più languidi, quasi "pallidi e tristi", i colori dell' Autoritratto (1941); meno rudi dei tratti maremmani, le curve de L'Etrusca (1940) che ricorda la spregiudicatezza delle donne dei Lucumoni.

 

I Campanari

Erano una famiglia di impresari e archeologi di Tuscania del XIX secolo. Il padre Vincenzo, insieme ai figli Carlo, Secondiano e Domenico, avviò numerose campagne di scavo in vari centri dell'Etruria, che portarono, fra l'altro, al rinvenimento della tomba dei Vipinana. Notevole il lavoro di recupero svolto a Vulci nel biennio 1835-1837, i cui reperti si ammirano oggi nel Museo Etrusco Gregoriano di Roma.

Nel 1837 i Campanari si resero promotori a Londra (al n. 121 di Pall Mall) di una eccezionale mostra sugli etruschi. Il Times del 26 gennaio di quell'anno, riportando alcune annotazioni degli espositori, scriverà «... il visitatore, al suo ingresso alla mostra entrerà subito in una camera arredata in modo da rappresentare l'interno di una delle tombe da cui sono stati ricavati i reperti... ». E fu proprio l'effetto tomba, con tutte le suggestioni e le emozioni ad esso legate, a decretare il grande successo dell' expo londinese che suscitò vivissima curiosità in alcuni studiosi, come l'Hamilton Gray e il Tennis, tanto da condurli in periodi diversi in Etruria e a Tuscania. Qui trovarono il giardino di casa Campanari "attrezzato" a sepolcro entro cui erano collocati una decina di sarcofagi dei Vipinana; gli altri erano "sdraiati" sotto il pergolato.

Oggi il giardino di casa Campanari (al numero 11 della via omonima, già via della Cava) ha perso il fascino di un tempo, ma restano intatte le emozioni che si provano osservando i suoi angoli intrisi di ricordi così preziosi.

LUOGHI DA VISITARE A Tuscania:

» Basilica di San Pietro
EVENTI E MANIFESTAZIONI A Tuscania:

» Festa dei Butteri - Gennaio

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Informazioni generali
Tuscania


Abitanti: 7669
Come arrivare a Tuscania:
Da Roma, via Cassia fino a Vetralla, quindi deviazione per Tuscania.
Distanze:
Viterbo Km. 20. Roma Km. 121. Firenze Km. 247. Siena Km. 132. Perugia Km. 139. Orvieto Km. 47. Mare (Tarquinia) Km. 27.



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